Bilancio: il pesante deficit del Comune di Catania e le responsabilità dell’amministrazione Bianco

Pubblicato il 22 febbraio 2017 · In Articoli, In evidenza

Con il decreto legge 174 del 2012 è stata introdotta la possibilità per gli enti locali che versano in grave condizione di deficit strutturale economico finanziario o che potrebbero essere in dissesto, una procedura attraverso la quale gli enti, in un arco temporale non superiore ai 10 anni, possano pervenire ad una situazione di equilibrio finanziario evitando così la dichiarazione di dissesto.
La sezione autonomie della Corte dei Conti ha raccomandato che il percorso di risanamento deve prevedere il rispetto rigoroso della procedura e i controlli necessari affinché la misura prescelta (il piano di riequilibrio) non si rilevi un artificioso escamotage con il quale si evita la dichiarazione di dissesto.
Il Comune di Catania con la deliberazione consiliare n.14 del 2 febbraio del 2013 adottava il piano pluriennale di riequilibrio finanziario che veniva a sua volta approvato dalla sezione regionale di controllo della corte dei conti con delibera del 26 Settembre 2013 n° 269/2013/PRSP.
Già nel secondo semestre del 2014 la sezione regionale della Corte dei Conti deputata alla verifica dell’attuazione del piano di riequilibrio finanziario del comune di Catania, accertava il grave inadempimento degli obiettivi intermedi del piano.
Il collegio con le ordinanze 339/2015/PRSP e 75/206/PRSP chiedeva al Comune di Catania una serie di atti e documenti necessari per la valutazione dell’attuazione del piano di riequilibrio finanziario, per cui, come detto, già nel secondo semestre del 2014, rilevava gravi inadempimenti da parte dell’amministrazione Bianco.
La valutazione dei documenti trasmessi per la verifica relativa al primo e secondo semestre 2015, rilevava altresì pesanti criticità (Solo per citarne alcune: notevole incremento del disavanzo di amministrazione al 31.12.2014; notevole aumento dell’esposizione debitoria al 31.12.2015 da attribuire all’ aumento dei debiti fuori bilancio, all’anticipazione di liquidità di 182 mln per il DL 66/2014 da restituire in 30 anni con conseguente aggravio di spese per interessi passivi e con coperture finanziare non certe; ammontare del contenzioso esistente al 31.12.2015 di circa 712mln, di cui 621 mln riferiti al contenzioso passivo, per il quale il Comune non prevedeva accantonamento nel “fondo rischi spese legali” in contrasto al principio contabile della competenza finanziaria; posizione debitorie nei confronti degli organismi partecipati non ancora definite e posizione debitorie/conciliatorie non definite con alcuni enti partecipati; il ricorso costante e consistente alle anticipazioni di tesoreria con conseguente aggravio della spesa per interessi passivi; continuo utilizzo per cassa a fondi dalla destinazione vincolata; il persistere delle criticità sulla gestione dei residui attivi e passivi).
Le norme in vigore e le linee guida della sezione Autonomie della Corte dei Conti prevedono, con evidente chiarezza, gli obblighi a carico dell’ente di determinare in modo veritiero e attendibile, la complessiva esposizione debitoria, ricomprendendo tutti i debiti esistenti, riconosciuti e non, ciò ovviamente vale ancor di più per i debiti fuori bilancio poiché essi nascono da obbligazioni assunte verso terzi senza il rispetto delle norme giuscontabili che regolano i procedimenti di spesa degli enti territoriali.
La mancanza di tempestività nel riconoscimento dei debiti può far scaturire nei confronti dei responsabili le eventuali azioni di responsabilità conseguenti.
In relazione al riconoscimento dei debiti scaturenti da sentenze esecutive, per i quali con diversi indirizzi la Corte richiamava la responsabilità dell’organo consiliare sull’attività valutativa degli stessi, emergeva il discostamento da tali indirizzi dettati dalla prassi del Comune di Catania dell’intempestivo riconoscimento consiliare.
Tale “prassi” , secondo la Corte, ha sottratto rilevanti parti di spesa al controllo dell’organo preposto a compiere le opportune valutazioni sulla conciliabilità con l’interesse dell’ente, impendendo altresì di individuare eventuali responsabilità in capo ai funzionari o ai loro preposti.
Nella delibera 185/2016 la sezione regionale di controllo della corte dei conti della Regione Siciliana, evidenziava altresì “i ritardi e le inadempienze dell’organo di revisione” del Comune di Catania, stigmatizzando la violazione da parte dello stesso organo di quanto previsto dall’articolo 243 quater comma 6 per il quale l’organo di revisione doveva mandare la relazione sull’andamento del piano di riequilibrio relativa al secondo semestre 2015 entro il 15 gennaio 2016. L’organo di revisione inviava il 9 Aprile 2016 solo un foglio di calcolo per cui veniva diffidato ad adempiere all’obbligo di legge. La relazione che inviava successivamente in data 6 Maggio 2016, continua la Corte, si presentava come un documento succinto e sommario nel quale non venivano esplicitati i criteri di calcolo per determinare la specifica consistenza di alcune delle voci ricondotte fra le risorse e gli impieghi, così come non risultava comprensibile dalla lettura dello stesso, la quantificazione dei debiti fuori bilancio non ricompresi nel piano, sui quali la sezione di controllo effettuava autonomi accertamenti.
Nella medesima delibera il Collegio, nel prendere atto del sopravvenuto decreto legge del 25 Giugno 2016, n.113 (articolo 15..), riteneva tuttavia sussistente l’attualità della questione relativa all’ampiezza del proprio sindacato.
La sezione quindi deliberava di sospendere il giudizio sulla verifica dell’attuazione del piano di riequilibrio ai sensi dell’articolo 243 quater commi 3-6 sottoponendo al Presidente della Corte dei Conti l’opportunità di deferire alla Sezione delle autonomie la questione di massima relativa all’interpretazione dell’articolo 243 quater comma 7 del TUEL.
Con la deliberazione n. 36/SEZAUT/2016/QMIG, la sezione delle autonomie della Corte dei Conti, a pagina 12 scriveva “Secondo l’indirizzo delle Sezioni riunite, nel caso la Sezione regionale accerti, nella sede del monitoraggio semestrale, il “grave e reiterato mancato rispetto degli obiettivi intermedi fissati dal piano”, ovvero il “peggioramento delle condizioni finanziarie” la norma dell’art. 243-quater, comma 7, del Tuel impone che il Prefetto applichi l’ultima fase della procedura di dissesto guidato con assegnazione del termine non superiore a venti giorni per la dichiarazione di dissesto”. Nella medesima delibera si leggevano le seguenti conclusioni: “L’eventuale aggravamento del quadro complessivo della situazione finanziaria dell’ente preclude la realizzazione del percorso di risanamento che costituiva l’obiettivo primario del ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario. Tali principi devono reputarsi applicabili anche alle procedure di cosiddetto «dissesto guidato» assegnate alle Sezioni regionali ai sensi dell’art. 6, comma 2, del d.lgs. n. 149/2011”. La Sezione di controllo per la Regione siciliana si atterrà al principio enunciato nel presente atto di orientamento, al quale si conformeranno tutte le Sezioni regionali”.

Dopo aver ricordato almeno alcuni elementi evidentemente necessari per la memoria corta di chi ci risponde ci teniamo a precisare che la delibera della sezione autonomie della corte dei conti veniva depositata in segreteria il 20 Dicembre 2016.
Da quanto concluso dalla predetta sezione appare molto probabile che la sezione regionale di controllo della Corte dei Conti proceda con le attività per come previsto dalla medesima delibera.
Per esserne certi abbiamo ritenuto necessario, come nelle facoltà previste per un rappresentante in Parlamento, di presentare un atto di sindacato ispettivo (insieme ai tanti altri presentati in questi anni).
Ci sembra chiaro che così come il piano di riequilibrio non può rappresentare un artificioso escamotage per evitare il dissesto, ancor più non può esserlo il miracoloso (quello sì) articolo 15 del decreto legge 113/16.
Tutte le osservazioni della sezione regionale di controllo della corte dei conti sull’attuazione del piano di riequilibrio finanziario, che certo non assolvono la precedente consiliatura, alla luce di quanto deliberato dalla sezione autonomie, inchiodano l’amministrazione Bianco a precise e gravi responsabilità, con esiti rispetto ai quali la città di Catania potrà essere salvata solo con un miracolo.
Tentare il maquillage con l’articolo 15 del decreto legge 113/16 non solo non farà decadere tutte le responsabilità di questa amministrazione ma consegnerà un’eredità pesantissima a chi dovrà amministrare la Città dopo Bianco e anche ai cittadini catanesi che vedranno allontanarsi sempre di più il momento in cui Catania potrà ripartire e rinascere.