Rimborsi sisma ’90: l’Agenzia delle Entrate ignora le sentenze della Cassazione. L’interrogazione della senatrice del M5S Nunzia Catalfo giace ancora senza risposta.

Pubblicato il 29 settembre 2016 · In Articoli, Comunicati stampa, In evidenza

La Corte di Cassazione riconosce il diritto al rimborso per il sisma ’90, ma l’Agenzia delle Entrate fa orecchie da mercante e il ministro dell’Economia e delle Finanze continua ad ignorare la richiesta di chiarezza del M5S.

La legge 289/2002, dopo dodici anni di proroghe e rinvii, aveva finalmente definito che i debiti tributari (sospesi sin dall’ordinanza 2057/FPC del 21-12-90), relativi al triennio 1990/92, si sarebbero potuti estinguere versando il 10% dell’intero importo dovuto.

Dopo il ricorso dei contribuenti che avevano già versato la somma per intero e che, per parità di trattamento, chiedevano la restituzione del 90% delle imposte già pagate, negata dall’amministrazione finanziaria, la Corte di Cassazione ha posto criteri ben definiti.

La Suprema Corte (sin dalla sentenza n. 20641 dell’1/10/2007) ha sempre riconosciuto legittime le istanze dei contribuenti, anche se in alcuni casi ha negato il diritto al rimborso, ritenendo tardive le richieste presentate dopo il primo gennaio 2005.

Con la legge 190 del 23/12/2014  (art. 1, c. 665) si è poi stabilita la validità delle istanze presentate entro l’1 marzo 2010.

L’Agenzia delle Entrate, probabilmente per scoraggiare i contribuenti con un contenzioso costoso, ha posto ulteriori paletti: i rimborsi spettano solo a chi ha effettuato i versamenti diretti e non con ritenuta alla fonte (dipendenti e professionisti).

La Corte di Cassazione (ordinanze 14406 e 14407 del 16/6/2016)  ha, però, rigettato le eccezioni dell’Agenzia delle Entrate, stabilendo che “la circostanza che la somma, oggetto di richiesta di rimborso, sia stata versata tramite ritenute operate dal sostituto d’imposta non rileva ai fini della spettanza del beneficio”.

La senatrice del M5S Nunzia Catalfo, quasi un anno fa, aveva presentato una interrogazione al ministro dell’Economia e delle Finanze (n. 3-02380, 19/11/2015) per chiedere chiarezza, ma fino ad oggi Padoan non ha ritenuto opportuno dare alcun riscontro.

 

Quanto tempo, ancora, dovranno aspettare i contribuenti per vedere riconosciuti i loro diritti, nel rispetto della legge?

 

Movimento 5 Stelle Catania