Proposta soppressione dei Parchi archeologici della provincia di Catania

Pubblicato il 8 marzo 2013 · In In evidenza

di Antonella Grillo

In seguito alla pubblicazione di un articolo che dava notizia della soppressione dei Parchi archeologici della provincia di Catania, fonte di un vespaio di polemiche e scandalizzate dichiarazioni e con annesse interrogazioni parlamentari di esponenti di centro, destra e sinistra, il M5S nelle persone di Mario Pastura, Antonella Grillo e Alessio Occhinegro si è recato presso la sede del Parco, per ascoltare le ragioni dei dipendenti pubblici e del dirigente, la Dott.ssa Maria Grazia Branciforti.

La questione nasce in seguito ad proposta di chiusura dei parchi del catanese (Parco di Catania, Parco delle Aci, Valle del Simeto, Parco del Calatino) da parte del nuovo dirigente generale dei Beni culturali, Sergio Gelardi e del sovrintendente di Catania, dott.ssa Vera Greco, in considerazione di ‘insussistenti condizioni logistiche, dei presupposti scientifici individuati dalla vigente normativa e di condizioni di maggiore convenienza economica scaturenti dalla gestione diretta della sovrintendenza’.

Alle considerazioni di Gelardi si contrappongono quelle del suo predecessore, Campo, secondo il quale che l’istituzione dei Parchi non ha generato che ordinari uffici dell’amministrazione organizzati senza costi aggiuntivi rispetto a quelli comunque da assumere per la manutenzione delle aree archeologiche e per gli stipendi del personale dipendente, e la cui istituzione e’ legata all’opportunita’ di incasso diretto dei proventi derivanti dalla vendita dei biglietti di ingresso, nonché dai canoni di concessione e dai corrispettivi per la riproduzione dei beni culturali, da destinare alla realizzazione di interventi per la sicurezza e la conservazione dei luoghi medesimi. Diversamente questo flusso di denaro passerebbe dalle casse regionali, per poi eventualmente essere ripartito.

Si apre pertanto il tavolo delle contestazioni date le diverse motivazioni che adducono le parti a sostenere le proprie ragioni della controversa questione.

A supporto di una più corretta interpretazione dei fatti e’ comunque opportuno sottolineare che la chiusura dei parchi non inciderebbe sull’accesso ai siti archeologici, ma comporterebbe la mera soppressione dell’ente amministrativo con trasferimento di tutti i dipendenti ad altra (non chiara) amministrazione con passaggio di tutte le strutture archeologiche alla gestione della sovraintendenza, ripristinando la situazione precedente alla creazione del Parco archeologico.

In contrapposizione alle motivazioni addotte dal dirigente e dalla sovrintendente riportiamo le motivazioni addotte dal Dirigente del Parco e alcuni dei dipendenti in occasione del nostro incontro e dai dati emergenti dall’analisi degli atti da loro forniti, tra cui la Relazione Finale del Piano di Lavoro per l’anno 2012. Quanto piu’ chiaramente emerge e’ l’elevato valore aggiunto realizzato grazie all’oculata gestione localizzata, in contrasto con la difficoltosa gestione a livello centralizzato che, primo tra tutti, non consentiva regolare fruibilita’ dei beni e dei siti archeologici.

 A fronte dell’esiguo esiguo budget di 3.000 euro l’anno per la gestione, la manutenzione e le utenze, al teatro greco romano di Catania, grazie a mostre, spettacoli, performance e visite guidate, l’anno scorso sono stati incassati più di 100.000 euro, rispetto agli iniziali 10.000 euro annui realizzati nel periodo dell’amministrazione della Sovraintendenza. Le scarse risorse finanziarie disponibili sono state utilizzate per mantenere alto lo standard qualitativo dei monumenti, mentre i dirigenti ed il personale hanno sopperito anche con strumentazione personale alla limitata dotazione di attrezzature disponibili.

Appare dunque che il decentramento delle funzioni abbia dato vigore all’attività del parco attraverso un incremento esponenziale delle presenze, dell’interesse, degli accordi con i tour operators e quindi del prestigio dato all’immagine della città ai turisti occasionali, dando oggi come mai la certezza di poter visitare le testimonianze del passato. Degne di nota sono l’apertura garantita 365 giorni l’anno e la stipula di convenzioni con enti locali con il duplice risultato di coinvolgere gli stessi offrendo opportunità di lavoro e garantire una manutenzione per il mantenimento ed il ripristino delle condizioni ottimali dei siti.

A questo si contrappone l’esigenza di realizzare un consiglio di amministrazione a completamento della struttura del Parco, circostanza che comporterebbe un aumento di spese per l’amministrazione regionale.

Uno degli aspetti che più tristemente emerge è la situazione di incertezza nella quale la prospettata chiusura degli uffici amministrativi dei parchi pone gli operatori e la cittadinanza. I dipendenti lamentano inoltre l’incerto futuro dei lavori progettati, quali ad esempio l’ottenimento di fondi Por per circa 2 milioni di euro per il completamento dei percorsi del teatro antico e per l’esproprio dei ruderi attigui alla Rotonda per dare l’avvio a nuovi scavi. Attualmente i fondi risultano bloccati e nel caso di chiusura dei parchi la gara d’appalto verra’ riavviata, con conseguenti ritardi nei lavori e spreco di risorse.

Il parco archeologico catanese rappresenta infine l’unico parco urbano al mondo. Circostanza da non sottovalutare, anzi da valorizzare. Secondo Gelardi invece, trovandosi il Parco all’interno di un’area urbanizzata lo stesso sarebbe più efficacemente gestibile dalla sovrintendenza. Nel contempo gli esperti segnalano che, in attesa di una decisione definitiva, sarebbe opportuno bloccare la lottizzazione e la speculazione apponendo dei vincoli monumentali ai fini della tutela delle aree in questione. Quale sara’ dunque la risposta migliore alla contrapposizione di tali circostanze?

Lo stato di incertezza e’ alimentato dalla pubblicazione, sulla GURS del 28 febbraio scorso, del nuovo regolamento dei Beni culturali, il quale, tra i vari «servizi», cioè le articolazioni dei vari assessorati, elenca tutti e quattro i «servizi parchi archeologici» del Catanese. Mentre ci si chiede se il presidente Crocetta non abbia accolto le richieste del territorio, le riserve del dirigente Gelardi, che ritiene l’iter di costituzione di questi parchi imperfetto e illegittimo, permangono. La situazione rimane dunque incerta e confusa, anche se la pubblicazione del regolamento va nella direzione sperata dai cittadini.

Si attende che la sovrintendenza e l’assessorato regionale ai Beni culturali intervengano in maniera chiara e risolutiva sulla contestata vicenda, caso unico tra tutte le Province siciliane. Nel contempo il M5S interviene sull’accaduto, valutando le contrapposte posizioni e le opinioni degli esperti, nel tentativo di dare un giusto contributo alla risoluzione della stessa.